Patologie dell’articolazione temporo-mandibolare
Interventi maxillo-facciali volti a risolvere traumi, patologie o disfunzioni dell’ATM.

Alcuni esempi
Problematiche dell’articolazione temporo – mandibolare:
Guarda i video per approfondire le principali problematiche legate all’ATM e le modalità di intervento.
Dolori, traumi o disfunzioni della mandibola: cosa sono e quali conseguenze comportano
Le articolazioni temporo-mandibolari (ATM) costituiscono quella parte dello scheletro facciale che permette i movimenti della mandibola nelle tre direzioni dello spazio.
Sono articolazioni abbastanza complesse: essendo duplicate, devono necessariamente agire in modo perfettamente coordinato; dal punto di vista anatomico, presentano inoltre una struttura fibroso-cartilaginea — chiamata disco articolare — che funge da ammortizzatore e da cuscinetto tra le due superfici articolari (condilo mandibolare e cavità articolare).
Le patologie a cui possono andare incontro sono:
- traumi con fratture più o meno complesse del condilo mandibolare;
- disfunzioni articolari con malposizione e/o deterioramento del disco;
- degenerazioni artrosiche o patologie sistemiche con coinvolgimento articolare;
- lussazioni recidivanti della mandibola, con difficoltà e/o impossibilità a richiudere la bocca;
- anchilosi temporo-mandibolari, ovvero alterazioni strutturali di tutta l’articolazione con scomparsa del disco e fusione dei capi articolari tra loro (condilo e cavità articolare), e conseguente impossibilità ad aprire la bocca;
- alterazioni della crescita dei condili mandibolari con asimmetria della mandibola o di tutta la parte inferiore del volto;
- neoplasie benigne o maligne (rare) delle articolazioni temporo-mandibolari.
Problemi dell’articolazione temporo – mandibolare: come intervenire
Per quanto riguarda la terapia, possono essere fornite le seguenti indicazioni:
- nelle fratture del condilo mandibolare, il trattamento potrà essere chirurgico mediante incisione cutanea esterna (davanti all’orecchio o dietro la mandibola) oppure (più raramente) con incisione endorale; in altri casi, può essere adottato un trattamento non chirurgico che consiste nell’applicazione sui denti di ferule o apparecchi ortodontici e di trazioni elastiche; è fondamentale associare una specifica fisioterapia attiva e passiva;
- nella patologia cosiddetta disfunzionale (malposizioni del disco, degenerazioni artrosiche, lussazioni recidivanti) il trattamento è inizialmente conservativo, volto a ripristinare una corretta postura mandibolare; in alcuni casi, può essere indicata una metodica particolare, denominata artrocentesi, che consiste in un lavaggio dell’articolazione (questa è una procedura ambulatoriale da effettuarsi in anestesia locale); nei casi che non rispondono a tutte queste terapie, è indicato l’intervento chirurgico di artroplastica, che viene eseguito mediante incisione cutanea davanti all’orecchio;
- nelle anchilosi temporo-mandibolari e nelle neoplasie benigne o maligne, l’intervento chirurgico è ovviamente necessario ed indispensabile; in particolare, per quanto riguarda le anchilosi, è fondamentale un lungo periodo di fisioterapia post-operatoria, data la possibilità di recidive;
- nelle forme da alterata crescita condilare con asimmetria mandibolare è sempre indicata una scintigrafia diagnostica; in base a questo esame potrà esserci l’indicazione ad un intervento chirurgico di condilectomia, da eseguirsi in fase di crescita o a fine crescita, in associazione ad altri interventi chirurgici sul mascellare superiore e/o sulla mandibola (vedi anche chirurgia ortognatica).
Artrocentesi dell’articolazione temporo-mandibolare
Cos’è l’artrocentesi dell’articolazione temporo-mandibolare?
Si tratta del lavaggio del comparto superiore dell’ATM con soluzione fisiologica, effettuato mediante due aghi da infusione inseriti nell’articolazione attraverso la cute, creando un circuito continuo di lavaggio: da un ago si inietta la soluzione, dall’altro fuoriesce. Successivamente si inietta acido ialuronico all’interno della capsula articolare allo scopo di lubrificare le superfici articolari.
L’artrocentesi dell’ATM è la metodica più semplice e meno invasiva disponibile per il trattamento delle disfunzioni temporo-mandibolari.
Indicazioni:
- pazienti con patologie intrarticolari che non rispondono alla terapia conservativa (bite);
- pazienti con dislocazione anteriore del disco con o senza riduzione;
- blocco articolare acuto (closed lock): l’artrocentesi è la procedura di scelta in questi casi;
- casi di adesione del disco con limitazione all’apertura della bocca;
- casi di sinovite o capsulite che non rispondono al trattamento conservativo;
- presenza di artrite o artrosi dell’ATM;
- pazienti con click o rumori dolorosi durante i movimenti di apertura e chiusura della bocca.
Come agisce:
La procedura si propone di restituire al disco articolare la sua normale mobilità, iniettando soluzione fisiologica tra il tetto della cavità articolare e il disco stesso. Il lavaggio e la successiva infiltrazione di acido ialuronico abbassano drasticamente la concentrazione delle sostanze responsabili del dolore e dell’infiammazione (bradichinina, interleuchina-9, proteine), rimuovono un’importante causa di dolore intra-articolare, migliorano la funzione articolare favorendo la mobilità del disco e riducono i rumori da interferenza discale. La procedura agisce quindi sia sulla componente chimica che su quella meccanica del dolore articolare.
La letteratura evidenzia che l’artrocentesi presenta un’ottima percentuale di successo, in particolare per quanto riguarda il miglioramento dell’apertura della bocca e la riduzione dei rumori articolari, soprattutto nelle patologie di più recente insorgenza.
Può inoltre essere ripetuta più volte nel corso della vita del paziente, rappresentando non di rado la terapia di scelta per molte persone che vi ricorrono in occasione del riacutizzarsi della propria patologia articolare.
Cosa fare dopo:
Nei giorni successivi alla procedura è importante indossare la placca di Michigan (bite), che contribuisce a mettere a riposo l’articolazione, seguire una dieta morbida ed eseguire con costanza gli esercizi di fisioterapia mandibolare.
Effetti collaterali:
È una procedura priva di rischi legati agli effetti collaterali dei farmaci, poiché si utilizzano esclusivamente soluzione salina e acido ialuronico.
Tra le possibili conseguenze della procedura si segnalano: gonfiore in sede di iniezione per accumulo di liquido sotto la cute, che si risolve spontaneamente nell’arco di alcune ore o giorni; il dolore non è frequente ed è controllabile con terapia analgesica. Più spesso è presente una sensazione di indolenzimento, accompagnata dalla presenza di liquido nel condotto uditivo, che si riassorbe nel giro di qualche giorno. In alcuni casi è stata riportata un’anestesia temporanea della zona circostante. Raramente può essere interessato il nervo facciale, con conseguente difficoltà transitoria a muovere le palpebre, la fronte o le labbra; l’effetto è comunque temporaneo e si risolve nell’arco di alcune ore.
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Le domande più frequenti
Risposte chiare alle domande più comuni su quando rivolgersi al chirurgo maxillo-facciale, cos’è la chirurgia maxillo – facciale e quali sono i percorsi e le opzioni di trattamento.
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Gli esami per la mandibola dipendono dal sospetto clinico (dolore, blocco, trauma, problemi all’ATM). In molti casi si parte da una valutazione specialistica e dalla documentazione già disponibile; quando necessario, possono essere indicati esami di imaging mirati come l’ortopantomografia o la TAC/CBCT. L’esame più preciso e indicato è la risonanza magnetica delle articolazioni temporo-mandibolari, da eseguirsi in statica (bocca chiusa) e in dinamica (bocca aperta).
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Un problema all’ATM si diagnostica attraverso un inquadramento clinico: anamnesi (sintomi, durata, fattori scatenanti), esame funzionale della mandibola (apertura, deviazioni, dolorabilità, rumori articolari) e valutazione dell’occlusione quando pertinente. La diagnosi è spesso supportata da imaging: la risonanza magnetica è utile per valutare le componenti articolari e i tessuti molli, mentre la TAC/CBCT è indicata per gli aspetti ossei. Una diagnosi corretta permette di distinguere sintomi simili con cause diverse e di definire il percorso più adatto.
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La disfunzione dell’ATM (o disfunzione temporo-mandibolare) è un insieme di disturbi che coinvolgono l’articolazione temporo-mandibolare e i meccanismi che regolano il movimento della mandibola. Può manifestarsi con dolore vicino all’orecchio o alla mandibola, click o scrosci, sensazione di scatto, limitazione dell’apertura o blocco mandibolare, affaticamento alla masticazione e tensione muscolare. Non si tratta di una diagnosi unica valida per tutti: è necessaria una valutazione specialistica per identificarne la causa e stabilire quale trattamento sia realmente indicato.
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I problemi temporo-mandibolari possono essere gestiti da diversi professionisti in base alla causa. Quando i disturbi sono complessi, persistenti o richiedono un inquadramento approfondito, è indicata la valutazione di un chirurgo maxillo-facciale con esperienza in ATM e DTM.
Nella grande maggioranza dei casi il percorso è multidisciplinare e può coinvolgere odontoiatra/gnatologo, ortodontista, fisioterapista, neurologo, radiologo e psicologo. Il punto chiave è definire prima la diagnosi e l’indicazione terapeutica, per evitare tentativi ripetuti e trattamenti non appropriati.
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Per affrontare efficacemente i problemi all’ATM è necessario prima identificare il tipo di disfunzione presente e il fattore che la sostiene: non esiste una soluzione unica valida per tutti. In molti casi si inizia con terapie conservative (gestione del carico articolare, eventuali dispositivi, fisioterapia e rieducazione funzionale, controllo delle abitudini parafunzionali come il serramento), monitorando la risposta clinica. Quando la situazione lo richiede, si valutano ulteriori opzioni in base alla diagnosi e alla gravità. L’obiettivo del consulto specialistico è fornire indicazioni chiare su cosa sia appropriato fare, cosa evitare e quali passaggi siano realmente utili nel singolo caso.
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